RICCARDO RIDI – DAI DATI ALLA CONOSCENZA. INTRODUZIONE ALL’EPISTEMOLOGIA DELL’INFORMAZIONE

EDITRICE BIBLIOGRAFICA – Collana BIBLIOTECONOMIA E SCIENZA DELL’INFORMAZIONE n. 56 – 2025. ISBN: 9788893576772 – 276 p.

In questo libro impegnativo, Riccardo Ridi propone al lettore un’analisi dell’informazione1, partendo dai dati per arrivare alla conoscenza, fornendo definizioni e presentando le varie teorie in merito ad alcuni aspetti della tematica trattata. In un mondo sempre più connesso e ricco di dati, infatti, per gli addetti alla cultura e all’informazione, l’intermediazione informativa e conoscitiva sono sempre più alla base del proprio mestiere… Nel corso del volume, pertanto, viene dimostrato come quello che porta dai dati alla conoscenza, sia un processo…

Nel primo capitolo viene ripercorsa la “storia” del concetto di informazione (concezione oggettiva e soggettiva; teorie quantitative (sintattiche) e qualitative (semantiche) pluraliste o integrative. Tra le teorie qualitative analizza BTPI, cibersemiotica, UTI, GTI, PI e semiotica dell’informazione). Nel capitolo successivo, invece, Ridi descrive analiticamente la piramide DIKW, “uno schema concettuale e grafico soggiacente […] a molte teorie dell’informazione di tipo qualitativo (ossia che ne distinguono vari tipi o livelli), soprattutto se anche integrative (ossia che cercano di connettere fra loro tali tipi o livelli)”. (p. 29) Uno schema che “mette in relazione reciproca i dati (data), l’informazione (information), la conoscenza (knowledge) e la saggezza (wisdom) e viene solitamente denominato abbinando un primo termine scelto fra “gerarchia”, “piramide” […] e “modello”[…]”. (p. 30)

La versione grafica di rappresentazione dominante è sempre stata quella triangolare/piramidale, con vertice rappresentato dalla saggezza e base dai dati, talvolta con presenza di frecce mono o bi-direzionali. Da questo primo capitolo introduttivo sulla DIKW, principia l’analisi dei singoli elementi che la compongono, a partire dai dati (capitolo 3). Sono stati questi, nel tempo, considerati come informazioni elementari, neutre e certe, elementi minimi di partenza per giungere alla saggezza… Ma vanno intesi anche come differenze all’interno di quattro livelli di realtà, nella definizione diaforica2, o come informazioni “sintattiche”…

Le informazioni (capitolo 4) sono universalmente considerate frutto del passaggio dallo strato dei dati a quello superiore, nel quale i suddetti vengono contestualizzati, interpretati e, di conseguenza, trasformati in informazioni… Di qui un approccio soggettivistico e uno oggettivistico, tra i quali l’autore media arrivano alla conclusione che “perché ci sia informazione sono necessari sai il dato che la conoscenza, in interazione reciproca, ma la conoscenza non coincide con la coscienza e può sussistere anche in assenza di organismi viventi, come cercherà di spiegare nel quinto capitolo.[…]perché «l’informazione non è una sostanza ma un processo. È il processo di venire informati»[…]”. (p. 61)3

Nel quinto capitolo si passa all’analisi della conoscenza, a partire dall’ambiguità del concetto stesso, spesso confusa con l’informazione… L’autore propone le sei principali interpretazioni, soffermandosi su quella “conoscenza come contenitore attivo di informazioni”) e “conoscenza come informazione inclusa in tale contenitore” (cfr p. 76). La seconda parte del capitolo è, invece, dedicata al significato e alla semantizzazione dei dati…

“Il quarto e ultimo strato della piramide DIKW[…] nella sua versione più classica è costituito dalla saggezza, che ne rappresenta l’elemento al tempo stesso meno studiato e più spesso omesso”. (p. 97) Anche della saggezza (capitolo 6) si sono date nel corso del tempo diverse interpretazioni. Tra di esse Ridi ne cita e analizza quattro, dedicandosi poi alla “coscienza come informazione interna, integrata e accessibile” (p. 102), “consapevolezze (awarenesses) e autoconsapevolezze (self-awarenesses)” (p. 103), autocoscienza, emozioni e volizioni (da p. 113)4.

Alla luce di quanto fin qui esposto, Ridi propone una personalizzazione della piramide DIKW, indicandola come DIK(AS)5, dando spazio a consapevolezze (Awarenesses) e autoconsapevolezze (Self-awarenesses), rappresentandola, in figura 11 (p. 122) come “una combinazione di tre trapezi, due cerchi e un rettangolo” (p. 121)… L’informazione ne risulta come processo e relazione, mai come qualcosa di oggettivo e stabile (cfr. p. 131)…

Il volume prosegue con l’analisi del concetto di causazione, della quale Ridi fornisce definizione6 e storia, nonché citandone sette interpretazioni (probabilistica, meccanicista, controfattuale, manipolativa, reticolare, neo-machiana e pluralista) e studiandone il rapporto con l’informazione (rapporto magistralmente sintetizzato in figura 15, p. 147)…

Inevitabile, poi, un capitolo, il nono, dedicato alla veridicità, sebbene non sia una caratteristica indispensabile in nessuno degli strati della piramide, analizzando teorie aletiche, pluralismo aletico e relativismo…

Nel decimo capitolo viene trattato l’ambiguo concetto di rilevanza, “studiato in numerosi ambiti disciplinari e indubbiamente centrale per la misurazione dell’efficacia dei Sistemi di information retrieval[…]”. (p. 167) , presentandone il tipo orientato sui sistemi (probabilistico più che oggettivo) e quello orientato sugli utenti e strettamente legato alla pertinenza. Ne consegue un’inevitabile confusione tra i termini relevance e pertinence…

Ridi presenta al lettore

“la proposta di una terminologia (cfr. fig. 16) che veda l’attinenza (o “rilevanza0”) come concetto più generale, corrispondente a qualsiasi situazione in cui un certa informazione è in qualsiasi modo connessa (da un certo punto di vita, ossia rispetto a qualcuno o qualcosa) a una qualsiasi entità. La pertinenza (o “rilevanza1”), in tale proposta terminologica, corrisponderebbe invece soltanto ai casi in cui il punto di vista, pur non essendo propriamente oggettivo (cosa impossibile, perché qualsiasi punto di vista è, per definizione, relativo) fosse, almeno, intersoggettivo, ossia basato su giudizi e classificazioni collettivi e autorevoli, che garantiscano una notevole probabilità di soddisfazione dei bisogni informativi. La rilevanza, intesa – finalmente senza ambiguità – in senso stretto (quindi come “rilevanza2”), dovrebbe infine essere attribuita esclusivamente a quelle informazioni che effettivamente (e non solo probabilisticamente) soddisfano, di fatto, i bisogni informativi di uno specifico utente, in base al suo insindacabile giudizio”. (pp.174-175)

Rammenta, inoltre, l’essere triadico il rapporto tra rilevanza e pertinenza, giacché “Bisogna che ci sia una informazione (X), che essa riguardi qualcosa (Y) e che risulti anche utile o vantaggiosa per qualcuno o qualcosa (Z) relativamente a Y (e non ad altro)”. (p. 175)

Ai documenti, altro concetto ambiguo, è dedicato l’undicesimo capitolo, soggetto a varie interpretazioni ed evoluzioni nel tempo, partendo dal presupposto che, “Poiché a ciascuno dei livelli della piramide DIK(AS) corrisponde un determinato tipo, o stadio, di informazione, analogamente ciascun livello corrisponderà una particolare forma di documento”. (p. 190)

Il monismo informazionale è trattato nel capitolo dodicesimo, con una distinzione tra il monismo neutrale informazionale radicale e quello moderato7, unitamente al principio di ragion sufficiente…

Il volume si chiude con un capitolo dedicato alla terminologia (dati, informazioni, conoscenza e coscienza, comunicazione, documento) e una corposa bibliografia…

Pregio del volume è, inoltre, nella sintesi chiarificatrice ottenuta con schemi e diagrammi…

INDICE

INTRODUZIONE p. 7

1 STORIA DEL CONCETTO DI INFORMAZIONE p. 11

2 LA PIRAMIDE DIKW p. 29

3 I DATI p. 43

4 LE INFORMAZIONI p. 53

5 LA CONOSCENZA p. 71

6 LA COSCIENZA p. 97

7 LA PIRAMIDE DIK(AS) p. 119

8 LA CAUSAZIONE p. 137

9 LA VERIDICITÀ p. 151

10 LA RILEVANZA p. 167

11 I DOCUMENTI p. 185

12 IL MONISMO INFORMAZIONALE p. 195

13 TERMINOLOGIA p. 209

BIBLIOGRAFIA p. 219

INDICE DELLE FIGURE p. 267

INDICE ANALITICO p. 269





1 “Il concetto di informazione ha una storia lunga, complessa e controversa”. (p. 11)

2 “[…] può essere considerato un dato, inteso come precondizione per il verificarsi di un evento o fenomeno informativo, qualsiasi differenza, distinzione, discontinuità o mancanza di uniformità oggettivamente presente nella realtà[…]”. (p. 47)

3 “I processi informativi, quindi, sono sempre l’effetto di una pluralità di cause, alcune rintracciabili nei dati, altre nei sistemi cognitivi che li accolgono e ne vengono modificati, altre ancora nelle caratteristiche dei canali che consentono ai dati di raggiungere i sistemi cognitivi stessi”. (pp. 66-67)

4 “La differenza fra consapevolezze e autoconsapevolezze è estremamente minore di quelle riscontrabili fra dati, informazioni e conoscenze, sia perché entrambe sono semplicemente particolari generi di conoscenze contenute in sistemi cognitivi estremamente sofisticati come alcuni tipi di cervelli biologici, sia perché le autoconsapevolezze sono, in fine dei conti, solo un sottoinsieme delle consapevolezze”. (p. 115)

5 “A questo punto, per sintetizzare il quadro risultante, potremmo abbandonare l’acronimo DIKW (Data, Information, Knowledge, Wisdom) e, dopo averlo ridimensionato a quello DIK[…], potremmo sostituire la W di Wisdom con la A di Awarenesses e la S di Self-awarenesses”. (p. 119)

6 “La causazione, o causalità, è il rapporto che lega una o più cause con uno o più effetti da esse generati, prodotti, indotti o, appunto, causati. Più in generale si può intendere con tale termine tanto l’insieme concreto delle cause, degli effetti e del processo che dalle prime conduce ai secondi nell’ambito di uno specifico evento (la genesi di un particolare fenomeno, più o meno vasto e complesso) quanto il principio astratto secondo cui tutto ciò che accade deve necessariamente avere una o più cause”. (p. 137)

7 “Tirando le fila: per i paninformazionalisti qualsiasi “differenza che faccia la differenza” è autenticamente informativa, mentre per i monisti informazionali moderati l’informazione semantica è solo un particolare tipo di “differenza che fa la differenza”, che si affianca alla causazione meramente fisica”. (p. 206)