LOUIS-FERDINAND CÉLINE – LETTERE AL PROFESSORE

 

LOUIS-FERDINAND CÉLINE – LETTERE AL PROFESSORE
Corrispondenza con Milton Hindus 1947-1949
[Lettres à Milton Hindus1947-1949. Nouvelle edition]
ARCHINTO – I ed. Maggio 2015

A CURA DI Jean Paul Louis
TRADUZIONE E POSTFAZIONE: Elio Nasuelli

INTRODUZIONE p.5

NOTE ALLA PRESENTE EDIZIONE p.19

LETTERE 1947-1949 p.21

Come in tutte le lettere ai vari destinatari post 1945, emerge la figura del Céline iracondo, rancoroso, insultante i nemici, unico genio della letteratura, apologeta di se stesso al limite del ridicolo… Con Hindus, il vittimismo dello scrittore si fa manfrina, nel tentativo di ottenere da lui, che è professore ebreo americano, il massimo dei risultati presso editori, ambasciatori e letterari. La rottura con lo stesso, avvenuta dopo la lettura delle bozze del libro The Cripple Giant, scritto al rientro negli USA dall’americano, ne sono inevitabile epilogo…
Archinto ne aveva già pubblicate una parte con il titolo Lettere dall’Esilio

19/03/1947

[…]ma il numero di quelli che mi hanno sostenuto è infinitamente più piccolo di quelli che mi avrebbero voluto vedere all’inferno![…] La Francia mi boicotta e bisogna ben che io mi faccia pubblicare da qualche parte – Non posso mica stare a crepar di fame accanto ai miei libri che si vendono comunque bene e sono dei classici. (p.25)
Per 17 mesi in fondo a questa galera ho completamente lasciato campo libero ai miei peggiori nemici! Può immaginarsi se non si sono dati da fare! (p.26)

13/03/1947

Oggi come oggi sono ignorato dal mondo letterario francese, sistematico silenzio, di me ci si ricorda solo per reclamarmi al supplizio – è una maniera anche questa… (p.31)

Gli stessi nazisti non hanno mai seriamente considerato il razzismo – Lo utilizzavano come un’esca elettorale per raccogliere un po’ di illuminati della mia specie – procurava qualche voto in più… Acchiappamerli, il loro razzismo non è stato mai nulla di più. Non se ne sono mai occupati seriamente – E d’altronde non ne erano in grado – il loro personale filosofico e amministrativo era di una mediocrità insopportabile – Poveri, goffi porcelli impiegatizi, d’un tratto promossi a un rango mondiale senza capirci un’acca – Dietro Hitler c’era il nulla o quasi, dal punto di vista spirituale intendo, un’orda di porci piccolo borghesi famelici al truogolo – degli spregevoli meschini profittatori – niente di più – mi fanno proprio ridere quando mi parlano di dominio del mondo da parte dei nazisti! Con chi? Con cosa poi? Nessuno in Germania sapeva cosa fosse il nazionalsocialismo –  (p.32)
Si direbbe che tutta la Francia sia stata a Buchenwald. Che esibizionismo, che farsa! (p.32)
Ma io continuo a essere l’animale da perseguitare – questo è chiaro – qualsiasi pietra, mattone o schifezza va bene – mi tirano addosso di tutto – L’umanità, con tutto il suo odio è insopportabile – Rimastica la sua cattiveria – L’America sarebbe di sicuro il mio ideale – L’Europa è veramente troppo abbrutita – Mi fa piacere il fatto che lei mi consideri stilista – tale sono inanzi tutto – assolutamente non un pensatore, Dio mio no, e neppure un grande scrittore, ma stilista credo di esserlo. […]
Io vado dietro all’emozione con le parole senza lasciarle il tempo di rivestirsi in frase…[…]
C’è poi un trucco per far passare il linguaggio parlato nello scritto – un trucco che ho scoperto io solo e nessun altro – è l’impressionismo insomma – Far passare il linguaggio parlato in letteratura – non è questione di stenografia – Alle frasi, ai periodi, occorre imprimere una certa deformazione, un artificio tale che quando uno legge il libro gli sembri che gli si stia parlando all’orecchio – Si arriva a questo mediante una trasposizione di ciascuna parola che non è mai del tutto quella che ci si aspetta, una sorpresina. È quello che accade a un bastone immerso nell’acqua; perché appaia diritto bisogna spezzarlo un pochettino prima di immergerlo, deformarlo preventivamente, se così si può dire. Un bastone regolarmente diritto invece, immerso in acqua, allo sguardo sembra piegato. Lo stesso vale per il linguaggio – il più vivace dei dialoghi, stenografato, risulta sulla pagina piatto, complicato e pesante – Volendo rendere per scritto l’effetto di spontaneità della vita parlata bisogna torcere la lingua in puro ritmo, cadenza, parole, ed è una sorta di poesia che produce un grande sortilegio – l’impressione, il fascino, il dinamismo – e poi occorre scegliere il proprio soggetto – Non tutto si può trasporre. (p.33)

15 maggio 1947

In verità il mio contributo alle lettere francesi credo sia stato questo, lo si riconoscerà in futuro – rendere la lingua francese scritta più sensibile, più emotiva, disaccademizzarla – e questo attraverso il trucco che consiste (meno facile di quanto non possa sembrare) in un monologo interiore parlato ma TRASPOSTO – Tutto qui il trucco, questa trasposizione immediata spontanea che in realtà è il ritorno alla poesia spontanea del selvaggio. Il selvaggio non si esprime senza la poesia, non ne è capace. L’accademico civilizzato si esprime da ingegnere, da architetto, meccanicamente, non più da uomo sensibile. […] Bisogna infilarsi nel sistema nervoso, nell’emozione e restarci fino al capolinea. Trasporre il parlato nello scritto non è facile. (p.39)
Il trucco consiste nell’imprimere al linguaggio parlato una certa deformazione in maniera tale che una volta scritto, alla lettura, al lettore SEMBRI che gli sì parli nell’orecchio. (pp.39-40)

22 maggio 1947

Mi interessano poco gli uomini e le loro opinioni proprio per niente… è il loro torsolo che mi interessa, non quel che dicono ma quel che sono… la cosa – l’uomo in sé… quasi sempre il contrario di quel che ti raccontano. È lì che trovo la mia musica… negli esseri… ma loro malgrado e mai dal lato che mi espongono – Gli faccio violenza… con molta delicatezza certo ma senza pietà… Io sono un «voyeur», assolutamente non un esibizionista… salvo nella scrittura… ecco la prova! Di qui la mia inclinazione al romanzo e la mia assoluta inadeguatezza rispetto al teatro, credo. (p.42)

29 maggio 1947

 Non lo sento il teatro – Io sono un celta innanzi tutto un bardo visionario – così come piscio posso raccontare leggende, con una facilità disgustosa, sceneggiature, balletti quanti ne voglio, chiacchierando, per questo ho davvero il dono – l’ho piegato al realismo in odio alla malvagità degli uomini – per spirito polemico – ma in verità la mia musica è la leggenda, e non vado a prenderla nelle biblioteche o nel folklore cinese, come tutti i neobardi, ma proprio nel mio podere, solo ed esclusivamente in me – Non mi trovo bene che in presenza del niente di niente, del vuoto – ho venti romanzi per la testa, che non finirò mai – della mia più autentica musica – Ma mi strangola il dolore di vivere e allora per sfogarmi un po’, per compensare tanti travagli, miserie, ingiustizie – prendo per la gola a mia volta una qualche sorta di attualità, e la traspongo anche. (pp.43-44)

29 maggio 1947

Non lo sento il teatro – Io sono un celta innanzi tutto un bardo visionario – così come piscio posso raccontare leggende, con una facilità disgustosa, sceneggiature, balletti quanti ne voglio, chiacchierando, per questo ho davvero il dono – l’ho piegato al realismo in odio alla malvagità degli uomini – per spirito polemico – ma in verità la mia musica è la leggenda, e non vado a prenderla nelle biblioteche o nel folklore cinese, come tutti i neobardi, ma proprio nel mio podere, solo ed esclusivamente in me – Non mi trovo bene che in presenza del niente di niente, del vuoto – ho venti romanzi per la testa, che non finirò mai – della mia più autentica musica – Ma mi strangola il dolore di vivere e allora per sfogarmi un po’, per compensare tanti travagli, miserie, ingiustizie – prendo per la gola a mia volta una qualche sorta di attualità, e la traspongo anche – (p.44)
Sta a me giudicare la qualità del lavoro mica a quei merdosi di editori – Ma i bei tempi son finiti! […] Gli editori sono tutti dei magnaccia schifosi e io li rendo tali ma bisogna utilizzarli per quello che ci possono servire (p.45)

11 giugno 1947

Credo di essere innanzi tutto uno stilista – Come le ripeto quello che mi interessa è la «resa emotiva» attraverso le parole… Tutti questi stimabili autori non lavorano abbastanza vicino al nervo, a mio parere… in parole povere io non sopporto la prosa… sono poeta e musicista fallito – è il messaggio diretto al sistema nervoso che mi interessa, tutte queste ciance mi scocciano – Viva Aristide Bruant, 29 Barbusse (quello di Le Feu), ORRORE per ciò che spiega… Proust spiega troppo per i miei gusti – 300 pagine per farci capire che Tizio incula Caio è troppo – Sull’argomento ho più fretta dell’Americano più alle strette – stessa solfa per Gide – la sua gloria è di aver introdotto o re-introdotto la liceità di incularsi nelle migliori famiglie – (della neosocratia). Questo mi sta’ bene – Lo trovo davvero perfetto ma sbrighiamoci per favore – L’intera opera di Shakespeare sta in 500 pagine! Il Misantropo in appena 30 pagine – Laconismo! Gide ha diritto a tutta la riconoscenza dei giovani borghesi e degli operai assillati dall’orifizio… oh, guarda mamma, Gide, il nostro più grande scrittore francese trova che farsi inculare sia perfettamente legittimo, lodevole, artistico e decoroso… Benissimo, figlio mio, hai la mia benedizione, risponde la madre che, in fondo, non chiede di meglio – Tutti gli omosessuali sono figli modello. Non ho nulla contro chi lo prende nel culo, le assicuro… ma quanto alla creazione letteraria di Gide, io non riesco a vederne il nucleo – C’è del gusto, del discernimento, penso che sia un eccellente critico – ma niente di più. (p.47)
Proust mi rompe con il suo avviticchiarsi – questa maniera arzigogolata – latina, tedesca, ebraica – (la stessa di Claudel) – queste frasi che dopo infinite circonvoluzioni si mordono la coda – Tutta roba che puzza d’impotenza – D’accordo, bisogna educare il pubblico e per questo Sartre va benissimo – però il suo teatro come suona gratuito! così poco pagato! la sua filosofia poi! Avrebbe bisogno di 2 anni di galera – 3 anni di trincea per imparare il vero esistenzialismo e una condanna a morte attaccata al culo per 10 anni – magari una bella invalidità – 15 per 100 – allora smetterà di parlare a vanvera – non fabbricherà più dei mostri gratuiti – un vizio che ha in comune con gli americani – Passos, Steinbeck ecc.. Si fanno paura da soli – barano – Tutti quanti puzzano d’imbroglio, come Baudelaire che si buttava nelle droghe, oppio e così via… per assicurarsi di essere dannato. (pp.48-49)

12 giugno 1947

Quello che mi rompe, vede, è che io credo che l’Uomo sia naturalmente poeta come l’essere primitivo, l’educazione gli spezza naturalmente il filo poetico, allora comincia a ragionare e diventa un rompiballe, come avviene per il cavallo, la cui andatura naturale è il galoppo – e gli insegnano a trottare . Così l’uomo per natura canta e gli insegnano a parlare – . (p.50)

14 giugno 1947

Chi non ha imprecato contro gli ebrei! Sono i padri della nostra civiltà – Si maledice sempre il padre a un certo momento – Ho fatto loro del male? Buffonate! Mi hanno fatto del male? Hum… mica male… Sto schiattando per averli insultati – Vedremo il seguito… ad ogni modo non c’è più alcun antisemitismo possibile, concepibile – L’antisemitismo è morto in una maniera molto semplice, fisicamente oserei dire – Ci sono tanti commissari del popolo ebrei a Mosca quanti banchieri ebrei a New York – L’ebreo non è soltanto il padre della civiltà ma delle nostre due civiltà (per quel che valgono) che si stanno preparando a scannarsi reciprocamente – Cosa cacchio ci sto a fare io, povero barbaro farfugliante, in mezzo a questa lotta tra profeti? E tempo di farla finita con l’antisemitismo di principio, per una ragione di fondamentale idiozia, l’antisemitismo non vuol dire più nulla – si tornerà senza dubbio al razzismo, ma in futuro e assieme agli ebrei – e senz’altro sotto il loro comando, se non risulteranno troppo fiaccati, avviliti, abbrutiti – o troppo decimati dalle guerre – è la mia opinione. (pp.53-54)

30 giugno 1947

Ho bisogno che tutto sia trasposto – Quel che non canta non esiste per l’anima – Sulla realtà ci cago. Voglio morire in musica, non in ragione o in prosa-. Gli uomini non meritano che ci si limiti nel delirare per loro – che vadano a cagare! Sono dei letamai, ingiusti, sadici, malvagi e per lo più idioti! – Ho fatto di tutto per mettermi alla loro portata – (pp.56-57)

7 luglio 1947

La relazione tra la realtà e i miei scritti? È semplice, mio Dio, la vita reale obiettiva mi risulta impossibile, insopportabile. Mi fa diventar pazzo, idrofobo, talmente mi sembra atroce, così la traspongo, mentre vivo e tiro avanti… Suppongo che si tratti all’incirca della diffusa malattia del mondo chiamata poesia… Con me pare accanirsi più ferocemente che con gli altri – Intanto sono terribilmente sensibile a certe bellezze fisiche… ballerine… ecc… Mi coltivo una specie di paradiso artificiale in terra… Mi è impossibile vivere lontano dalla Danza… (p.57)
Io ho la <resa emotiva> facile. Per me è come pisciare. (p.58)

19 luglio 1947

Mio caro Hindus,
Un pensieruccio mi rode, valga quel che valga, glielo voglio rivelare. Perché non si occupa dello stato attuale della questione ebraica in Europa? Ecco di che appassionare I’ONU, la Fondazione Rockefeller e Carneige forse… e soprattutto i grandi Rabbini e i banchieri ebrei e i grandi politici americani… Ma soprattutto qualcosa che può farle ottenere una simpatica e ben retribuita missione d’inchiesta… In Francia, in Polonia, in Germania e c c . . in Italia. E di che interessare alcuni grandi «magazines» o scrivere un grosso volume sull’argomento come Fisher, nell’anteguerra sulla Prostituzione – Potrà farsi un’immensa fama – tutto sta a non cadere nel bla bla bla… ovvero nel conformismo dell’epoca – Gli ebrei sono tutti martiri e angeli. Stop, gli antisemiti tutti mostri, degenerati, traditori e Gorilla – Stop – Troppo facile – Ma c’è spazio per un’inchiesta appassionante sulle vittime attuali della repressione antisemita – Ne sentirà delle belle, qualche suggerimento glielo darò io – un viaggetto in Palestina non farebbe male – La battaglia tra Semiti! Tutto questo per liquidare l’antisemitismo – ma in modo intelligente – non l’apologia dell’ebreo stupidamente e sistematicamente delirante – altrettanto imbecille dell’antisemitismo sistematico – L’uomo per una tale impresa è lei, adatto per cultura, per razza, per audacia e, mi auguro, per talento – E vedrà le
tirature. (pp.61-62)

10 agosto 1947

Vede, mio caro Hindus, quel che alimenta questo eterno antisemitismo è l’orgoglio delle due sponde – Gli ebrei pretendono di essere angeli perseguitati – i gentili vogliono essere anche loro dei martiri, ingannati, svaligiati ecc., non se ne viene più fuori. Bisognerebbe, una volta per tutte, lavare i panni sporchi, tutti – Gridare alto e forte tutte le lagnanze degli ariani contro gli ebrei: che sono ipocriti, sfruttatori, isterici, dispotici, superbi, morbosi ecc. – Degli ebrei contro gli ariani: imbecilli, sanguinari, bellicosi, gregari, senz’arte, senza vergogna, senza fantasia, leccapiedi ecc. Detto questo, detto per bene – urlato, altro non rimarrebbe che intendersi. È il diavolo che alimenta questa guerra infinita: il diavolo è l’orgoglio – Ecco un compito per lei – Vedere questo Rabbino Bernstein – proporgli la costituzione di un comitato internazionale di Riconciliazione degli ebrei e degli Ariani – non di difesa degli Ebrei ma di Riconciliazione (in fondo, davanti al pericolo giallo e nero) siamo tutti sulla stessa barca! – Dentro questo comitato i più rinomati, scandalosi antisemiti – e i più rinomati, scandalosi, isterici filosemiti – E il marcio è spazzato via! È una questione di franchezza e di senso pratico – Tutta questa zizzania non porta assolutamente ad altro che a far proliferare l’odio e a creare dei nuovi martiri da una parte e dall’altra – E non bisogna affatto vociare di antirazzismo, per l’appunto gli ebrei sono i primi e i più tenaci razzisti del mondo – Occorre creare un nuovo razzismo su basi biologiche – Gli elementi ci sono –
Suo affezionato
L.-F. (pp.68-69)

22 agosto 1947

Che è duro e molto concreto. Di fatto gli UDS hanno mollato l’Europa all’URSS, a breve o a lunga scadenza – Il resto sono ciance, storielle per bambini – Tra un mese, o tra due anni, le orde kirghize dilagheranno, soffocheranno l’Europa, questi sono i fatti. […]
Molleranno qui la mandria degli imbecilli=500 milioni di europei a sbrogliarsela coi Commissari del Popolo, ovvero a finire nei lupanari sovietici, nei kolkoz o nelle miniere degli Urali. Perché ci sarà una pressoché completa deportazione di questo immondo pecorame passivo e imbecille – Per quel che mi riguarda (se sarò ancora vivo) verrò sgozzato – qui o in Francia. Il sistema poliziesco sovietico è impeccabile – Ecco le cose come stanno. (p.71)

23 agosto 1947

Odio l’alcol, il fumo, le droghe. […]
Stallone morigerato, guardare, palpare è per me un incanto senza pari, m’inebria, mi ispira. Stupratore davvero mai – ma <voyeur> fino alla morte!
(p.73)

29 agosto 1947

L’ipocrisia, il porcilame, la cloaca! È l’apogeo – Tutto si compra e si fucilano, si imprigionano sul serio soltanto i poveri – Mai la povertà è stata cosi infamante come oggi! La Giustizia? La diplomazia? Paccottiglia! Grande svendita! Si bracca lo scrittore, il giornalista e c c . , non per i loro crimini, ma perché sono poveri – Io sono povero – tutto qua – E questo mi condanna a tutto il resto – Il rettore dell’Università di Parigi, Roussy il miliardario – se l’è cavata proprio come si deve!
La grana first! è il solo slogan che vale – Il resto sono solo palle! Sarei da un bel pezzo negli USA se avessi un milione di dollari o anche 50.000 – anche 200.000 alla Chase National Banca! Al diavolo le suppliche! I poveri in galera! E per giunta io sono stato completamente svaligiato!
Suo fedele amico
L.-F. Celine (p.76)

2 settembre 1947

Nessun imbarazzo nel confessarle che non ho mai letto Mein Kampf! Tutto quello che pensano o raccotnano o scrivono i Tedeschi mi uccide. Celta in ogniu centimetro della mia miserabile persona tutto quello che viene d’Oltre-Reno mi gela il sangue. Non sono come Romain Rolland, Renan e tanti altri, non germanizzo neanche a pagarmi. Il meno germanizzante dei Francesi, il più franmcese dei francesi –
Mi sono lanciato (come uno scemo) in questa spaventosa avventura, che disastro! Per uno scopo soltanto= uno e uno solo: impedire un’altra guerra. Che il sangue francese non dovesse più scorrere. Ahimé! Guardi che bel successo! (p.77)
Vede, ciò che mi rende furioso è l’insensibilità degli uomini. La malattia del mondo è l’insensibilità. Per venir fuori da questa ossessione cerco di fare quel che posso. Preghiera da abbrutiti, sermone di Bruti… La Trippa fa girare il mondo – Per lo meno su questo Rabelais parla chiaro… (p.78)

24 settembre 1947

Sartre è un maniaco delirante del «sé», anch’io sono un maniaco del «sé», come tutti gli autori e allora perché dargli addosso, poveraccio? Fa il suo servizio, volgarizza certe spregiudicatezze… fa quel che può – è anche disperatamente filosemita! a scoppio ritardato… che sotto lo «stivale tedesco» conobbe a Parigi i suoi primi successi – l’Ingrato! È un pagliaccio laureato in cartapecora, esultante nel vedersi, tutt’un tratto, grazie al miracolo dell’epurazione, figurare da grand’uomo! Lo stesso vale per Aragon, per mille altri… Una botta di culo del genere non gli capiterà più. Tutti i capofila in prigione! Ecco dei tipi fortunati! I fortunati sono i folli che prendiamo sul serio – folli di pretese dico io – (p.87)

23 novembre 1947

Quanto a Sartre è un mediocre buffone che spazzerò via non appena mi toglieranno le catene… Le manderò la lettera –
In Europa siamo in pieno incubo, aspettiamo la guerra per asciugare il sangue…! Ancora più sangue dunque! Norimberga in aeternam! L’Epurazione all’infinito… (pp.101-102)

5 dicembre 1947

Il quadro che lei traccia è perfetto: l’Europa è colta in pieno. Un continente moribondo. È del tutto logico, a quanto sembra, che gli Asiatici si spingano fino ai mari caldi… Non ci sono più eserciti di fronte a loro… è una passeggiata, non credo affatto a una guerra Russia-America… Troppo pochi uomini negli USA… Si spartiranno il mondo ed è fatta – Noi saremo lituanizzati – In fondo vorrei proprio sbagliarmi – ma temo vada così… Ormai mi è chiaro, sotto questo riguardo è già un accordo concluso tra Russia e America. (p.104)

28 febbraio 1948

Salute, vivacità, sorpresa, danza, e tutte le combinazioni possibili. In breve, sono un porco! E consumo poco, ahimè, concentrato come sono sul mio tremendo lavoro. Così serio – mio malgrado – scrupoloso, feroce allo scopo. Mi è sempre piaciuto che le donne fossero belle e lesbiche – Che a guardarle ne valga proprio la pena ma che non mi siano di peso con i loro appelli sessuali. (p.117)

13 marzo 1948

L’antisemitismo in Russia come altrove è idiota, fa vomitare – In prigione, tutti i grossi sgherri erano ariani – neppure un ebreo. Sono molto più tagliato per intendermi con gli ebrei che con gli ariani del giorno d’oggi degenerati, stupidamente, fastidiosamente crudeli, rozzi, servili, ignobili materialisti, ingordi, ripugnanti – Senza mistica e senza grazia – vigliacchi e traditori. Una canaglia da ridurre in catene – Questa è giustizia.(p.121)

31 marzo 1948

Sotto i bagliori di uno Shakespeare ci si sente davvero merdosi, piccoli penosi costruttori di complicati mucchietti di polvere, senza splendore. Oh, certo paragonati a Sartrem o Miller, Passos… mio Dio, perché no?
Nel regno dei ciechi ogni orbo è re. Misera consolazione. (p.125)

24 aprile 1948

Io amo l’anonimato – sparire. E questo è possibile solo in città – (p.128)

5 maggio 1948

Oh Sartre non costituisce certo un fenomeno singolare. I Sartre costellano tutta la storia delle Arti. Si può dire che ne raccolgono sempre tutti i benefici, la gloria, i vantaggi – è ineluttabile. Il pubblico ha il gusto del falso, come pure l’èlite, del resto – La paccottiglia domina – L’autentico è bistrattato finché non schiatta. È la storia del mondo . Il peggio è che pure i falliti schiattano. Tutto si fa confuso – Gli scaltri, e Sartre è idiota e scaltro, vincono sempre a questa ignobile lotteria – (p.129)

23 agosto 1949

Si congratuli! Il suo libro è maligno nella misura del possibile! Mi farò tutto il torto possibile! E nelle condizioni assai critiche in cui mi trovo le sue menzogne, le argomentazioni diffamatorie, le abominevoli invenzioni mi varranno la peggiore delle sorti, le peggiori rappresaglie…
Io non le ho fatto alcun male e lei mi uccide. (p.152)

25 agosto 1949

Si è inventato tutto con una perfidia diabolica. Una fantasticheria così perversa non la posso lasciar passare. Tutto quello che lei scrive a mio riguardo è falso, nei fatti, nelle parole e nelle intenzioni. (p.153)

13 ottobre 1949

Io non ci sto, Hindus. Una sola sua parola stampata su di me e la trascino davanti ai Tribunali americani. Lei è una bestia troppo schifosa, troppo stupida e troppo ignorante perché le si possa consentire di cagare, impunemente e onorevolmente, sulla testa delle persone perbene. (p.154)

Quattro Lettere ad Abram Leon Sachar
8 ottobre 1949

Smentisco nella maniera più assoluta le parole che mi attribuisce il Signor Hindus. Invenzioni calunniose, dettate dall’odio, e dall’odio più stupido. Non manca nulla. Ho avvertito il Signor Hindus che questo fantasioso resoconto venisse mai pubblicato in America, gli farò immediatamente causa per diffamazione. (p.155)

Ottobre 1949

Che importanza può avere la critica del Signor Hindus che nulla sa e niente capisce? Ma si tratta di un libello diffamatorio pieno di menzogne, di odio, di invenzioni grottesche e di scempiaggini, a ragione del quale intendo portare quell’infame vigliacco del Professor Hindus davanti ai Tribunali americani. Vorrebbe fare il martire Hindus, ma farà solo al figura di uno stupido e perfido stronzo. (p.157)
[…]lo considero una grandissima schifezza, una vigliaccheria e una fellonia che non posso lasciare impunite. (p.158)

24 dicembre 1949

Questo individuo (Hindus) che mi supplicava nelle sue lettere di accettare qualche chilo di caffè e me lo faceva avere per forza con dichiarazioni di ammirazione sconfinata, non sapendo se fosse meglio paragonarmi a Balzac piuttosto che a Shakespeare, o a Rabelais, o a Sterne… mi copre adesso di merda per rientrare nelle grazie degli anti-antisemiti della 35esima ora, dai quali si aspetta gloria e fortuna! Un povero meschinetto col quale non ho scambiato neanche 20 parole […] Mi sono limitato a sentire le sue chiacchiere… Non mi ha raccontando altro che scempiaggini – io che non riesco a prendere sonno, sarebbe riuscito ad addormentarmi…! (p.159)

APPENDICI p.161

TESTI DI MILTON HINDUS SU CÉLINE p.165

Les Beaux Draps, Milton Hindus <Angry Penguins> 1945 p.167

Introduzione a Death on the Installment Plan di Louis-Ferdinand Céline p.180
30 luglio 1947

Testimonianza su Céline, 8 febbraio 1950 p.194

ALTRI DOCUMENTI E LETTERE p.197

Domande per Gen Paul p.199

La «petizione Cornell» p.204

Tre lettere di Gen Paul e Milton Hindus p.206

Nota informativa tratta dal dossier Céline e comunicata via Consolato di Francia a New York p.210

Milton Hindus a Henri Bonnet p.212

L’EDIZIONE DI THE CRIPPLED GIANT E LA SUA RICEZIONE CRITICA NEGLI STATI UNITI p.215

Nota editoriale a The Crippled Giant (1950) p.217

POSTFAZIONE Di Elio Nasuelli p.221

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